Il Rito versione site-specific torna al Festival PerformAzioni

Di rientro dal Festival 4/4 in Tunisia e a grande richiesta, Il Rito, nella sua versione site-specific nei suggestivi spazi dell’Oratorio San Filippo Neri, torna al Festival PerformAzioni il 5 giugno 2019 alle 20.30

Recensione di Simona Frigerio per Persinsala

Dal buio di una chiesa sconsacrata, come in un morality play, emerge l’Everyman, l’uomo comune che, col suo saio medievale, rimanda inevitabilmente alle atmosfere de Il nome della rosa. Ma questo Guglielmo da Baskerville che, con la sua lanterna/conoscenza vuole illuminare il percorso umano, di fronte alla morte ha molti dubbi su cosa portare con sé: non si è ancora arreso alla sua ineluttabile fine. Lunga e impervia è la strada che dall’Inferno si snoda verso la luce, dalla terra desolata dove there “is no water but only rock / Rock and no water and the sandy road”, alla sfida romanticamente titanica dell’angelo ribelle: “Better to reign in Hell, than serve in Heaven”. La ribellione di Prometeo è principio maschile, forgiato nel fuoco, impastato di carne e sangue. Ma è il principio femminile a venire avanti, verginale nel suo abito da sposa, ma già cosciente – dell’eterno ritorno, dell’atto procreativo/creativo escluso al maschio, del grembo seducente e rappacificante di madre terra. E nemmeno la guerra, nemmeno la forza o la protervia, né la bellezza e l’amore potranno esorcizzare la più grande paura dell’uomo – quella del vuoto, del non-io, dell’assenza. Eppure, alla fine, Everyman si riconcilierà con l’inevitabile, con le sue misere spoglie di vecchio che cantilena il suo addio, con la voce del tempo perso per sempre; e noi con lui. Monna morte avanza ed è bello lasciarsi andare, arrendersi alle sue braccia, e farsi cullare: “Lay your sleeping head, my love, / Human on my faithless arm; / Time and fevers burn away / Individual beauty from / Thoughtful children, and the grave / Proves the child ephemeral”.