Made in Ilva continua il suo tour

Rientrato dalla tournée in Cile, MADE IN ILVA continua il suo tour. La prossima piazza italiana è il Teatro Studio di Rovigo nell’ambito di Visioni per proseguire poi in Spagna al teater Comtal di Ripoll

"Made in Ilva è un'esperienza forte di visione sociale, di Teatro come reazione e liberazione" - Intervista di Valentina Rogano per Teatro.it

Abbiamo incontrato Nicola Pianzola, protagonista di “Made in Ilva”. Insieme alla regista Anna Dora Dorno è volato in Cile nel pieno della guerra civile, per portare lo spettacolo al Festival Internacional de Teatro Itinerante. La folla, la violenza, la determinazione di un popolo che vuole cambiare il suo presente a tutti i costi, il Teatro come luogo per dibattere e ascoltare le esperienze altrui. Questo il Cile che ci ha raccontato Nicola Pianzola, protagonista di “Made in Ilva” e che, insieme alla regista Anna Dora Dorno, è volato in un paese nel pieno della guerra civile per portare lo spettacolo degli “Instabili Vaganti” al FITICH – Festival Internacional de Teatro Itinerante. Nonostante la comprensibile apprensione per la situazione in uno dei paesi più travagliati del Sud Amercia, Pianzola e Dorno hanno messo in scena il loro pluripremiato spettacolo che parla il linguaggio universale dell'operaio trappola dei meccanismi della fabbrica, passando per il tragico disastro dell'Ilva di Taranto, che ha causato morti e conflitti politici e sociali, che ancora oggi non vedono soluzione. Poi, insieme, hanno girato il paese e partecipato ad un workshop con gli studenti. Qual è la prima immagine che ti viene in mente, pensando all'arrivo in Cile? A Puerto Montt, la statua degli innamorati era dipinta con una bandana nera come quella dei manifestanti e con gli occhi rossi, per simboleggiare i molti che hanno perso la vista durante gli scontri, a causa delle gittate di acqua e soda caustica da parte della Polizia. E' palpabile la gravità della situazione, cosa vi hanno raccontato i cileni? Si, i cortei passano per le strade e le persone sanno di andare inevitabilmente incontro a scontri, ma ci hanno detto di essere disposti e si percepisce la loro profonda voglia di cambiamento che è la loro forza. La violenza della Polizia è tremenda, nei sotterranei delle scuole ci sono le catene... Sono stati autorizzati e gli è garantita l'impunità, pur di riportare l'ordine voluto dal Presidente. E' stato un viaggio tranquillo, o vi è capitato di trovarvi in mezzo agli scontri? Diciamo che prima dell'arrivo dei cortei c'è chi avvisa, e quindi non ci siamo passati in mezzo e sinceramente dopo il G8 io ho paura di finirci al centro. Una sera a Valparaiso eravamo al ristorante, il corteo è arrivato e il ristoratore e i camerieri hanno blindato tutto, chiudendoci dentro, mentre il fumo dei lacrimogeni invadeva il locale tanto che io stesso ho dato una mano a ritirare da fuori tavoli e sedie. La cosa surreale è che poi ognuno ha continuato la sua serata, mentre fuori imperversava la protesta. Come reagiscono alla devastazione i cittadini? A Santiago siamo arrivati in Placa de la Dignidad e l'abbiamo trovata distrutta. Le persone, a turno, per qualche monetina facevano i semafori viventi, per evitare alle auto di fare incidenti. Inoltre durante le manifestazioni molti si difendono con il cartello dello Stop, la gente ha trasformato i leader della rivolta in eroi dei fumetti, in Avengers cileni, persino un cane. Il vostro spettacolo come è andato? E' stato molto apprezzato per il suo contenuto politico e sociale, è stato fonte di scambio e dibattito. Abbiamo ascoltato molte testimonianze e nei workshop ancora più forte è stato il confronto con i giovani. Il Teatro, in una situazione simile, che cos'è? E' liberazione dalla rabbia, pianto, euforia ed energia.