Il libro Stracci della Memoria, Bologna

Il libro Stracci della Memoria, volume che racchiude la ricerca decennale dell’omonimo progetto di ricerca internazionale sulle arti performative, diretto dalla Compagnia Instabili Vaganti, verrà presentato a Bologna domenica 24 novembre al termine del Workshop The Sound of Absence.

 

Recensione di Valentina De Simone su la Repubblica

C’è un respiro profondo nelle pagine di Stracci della memoria, il volume edito da Cue Press nel quale Anna Dora Dorno e Nicola Pianzola, fondatori di Instabili Vaganti, attraversano la genesi e lo sviluppo, composito, frammentario, fervido, dell’omonimo progetto internazionale di ricerca e di formazione nelle arti performative da loro ideato, e che dal 2006 li conduce in giro per il mondo. Un percorso dettagliato nelle sue varie articolazioni che esplora le sinergie e gli innesti fra nuove modalità di espressione artistica e di comunicazione teatrale, tramite l’interazione con discipline quali l’antropologia culturale, le arti visive, i nuovi media, la danza, la musica. E che ora affida alla forma aperta di un libro, che è al contempo antologia di visioni, mappa esplorativa, galleria fotografica, il racconto vibrante di un’esperienza che parla di teatro e al teatro. «Nato da un’assenza, o meglio, come reazione a una mancanza, di spazi, risorse e condizioni che erano per noi indispensabili – scrive nell’introduzione Anna Dora Dorno, regista, attrice, pedagoga della compagnia – Rags of Memory/Stracci della memoria ci ha consentito di trasfigurare in modo creativo la nostra precarietà, sviluppando uno specifico metodo di lavoro capace di utilizzare differenti forme artistiche, in base alle risorse, ai mezzi e ai luoghi che avevamo a disposizione in quel preciso momento». Sperimentazione, dunque, e un continuo contagio di esperienze, metodi e tecniche apprese dagli attori, artisti visivi, musicisti e performer incontrati nei diversi paesi che hanno ospitato il progetto, partendo da Bologna per arrivare alla Polonia, Romania, Kosovo, Svezia, Tunisia, Armenia, India, Cina, Corea, Messico, Cile. Provare a ricomporre nella pagina la complessità di questo processo artistico e delle fasi che l’hanno segnato, dall’elaborazione fino alla sua maturità performativa, significa affidarsi alla scrittura e alla sua capacità di rinnovarsi nel tempo, per farsi deposito vivo della memoria. Memoria che, nella sua triplice accezione di individuale, storico-sociale e antropologica, costituisce il fulcro d’indagine e dell’evoluzione del progetto di Instabili Vaganti, che ne ricuce insieme i pezzi nello spazio rituale di uno spettacolo dalla geografia diffusa. «Il fine è quello di scoprire l’essenza dell’atto performativo, di giungere al nucleo primitivo dell’azione, al movimento puro, alla scomposizione del testo in parole essenziali, del brano musicale in effetti sonori, della melodia in forme ritmiche di base, nel tentativo di definire una nuova ritualità». E sfogliando il testo siamo in grado di rintracciare nella sua anatomia ibrida quel movimento creativo e quella necessità che hanno dato origine a l’intero percorso. A partire dal capitolo iniziale dedicato alla memoria del corpo e agli impulsi che generano l’azione performativa, di fatto, la prima fase di ricerca nella genesi di Stracci della memoria. Passando, nel secondo capitolo, alla memoria collettiva e alla sua capacità di farsi carne nel corpo dell’artista, attraversandolo di ricordi personali e dell’umanità tutta. Nel terzo capitolo, la ricerca di Instabili Vaganti giunge a toccare il suo ultimo punto d’indagine, scoprendo nell’internazionalità degli artisti chiamati a raccolta, la possibilità unica di ricostruire un’identità collettiva fluida, nutrita dalla tradizione ma con lo sguardo puntato al presente e alle sue contaminazioni. Si arriva, poi, alle attività pedagogico-formative realizzate in giro per il mondo, vero cuore pulsante di Stracci della memoria, per il confronto culturale e il dialogo multidisciplinare che hanno attivato. Due gli iter formativi testati grazie all’esperienza verificata sul campo: il primo, destinato ad avvicinare performer professionisti al training e alla metodologia creati, consiste in sessioni internazionali di ricerca; il secondo, volto ad ampliare il raggio d’azione delle persone coinvolte e da coinvolgere nel progetto, è rappresentato dai workshop. Il volume dedica un’intera sezione ai diari di viaggi pubblicati da Instabili Vaganti sulla webzine di Simone Pacini «fattiditeatro.it», con il racconto delle trasferte mondiali della compagnia, tra cui le tappe in Tunisia, Corea del Sud, India, Cina di Rags of Memory. Una collaborazione nata nel 2014 e che ad oggi conta più di sessanta post. Una galleria di immagini e una cronologia a compendio delle diverse tappe del progetto, chiudono il volume, lasciando a un ultimo, aperto affondo finale, lo spazio per interrogarsi su quello che sarà dopo. «Stracci della memoria non conclude la sua parabola col libro che lo racconta – chiosa Silvia Mei nella sua prefazione –. È piuttosto il volume a rilanciarne la forza e a permettere nuova circolazione al progetto». Percorrerlo con le dita significa addentrarsi in un non-luogo del ricordo, che continua a ridisegnare la sua strada.