The Global City

Megalopolis Project

Sostenuto in residenza da:
Au Brana Cultural Centre – Francia
Re.Te.Ospitale della Compagnia Teatrale Petra – Italia

“Che cosa è oggi la città, per noi? Penso d’aver scritto qualcosa come un ultimo poema d’amore alle città, nel momento in cui diventa più difficile viverle come città. Forse stiamo avvicinandoci a un momento di crisi della vita urbana, e Le città invisibili sono un sogno che nasce dal cuore delle città invivibili. La crisi della città troppo grande è l’altra faccia della crisi della natura. L’immagine della «megalopoli», la città continua, uniforme, che va coprendo il mondo, domina anche il mio libro. Quello che sta a cuore al mio Marco Polo è scoprire le ragioni segrete che hanno portato gli uomini a vivere nelle città. Le città sono un insieme di tante cose: di memoria, di desideri, di segni del linguaggio; le città sono luoghi di scambio, ma questi scambi non sono soltanto merci, sono scambi di parole, di desideri, di ricordi.”

Italo Calvino on Invisible Cities, 1983

CONCEPT

Fra i testi letterari che hanno contribuito ad arricchire la fase ideativa di questo progetto, ne spicca uno in particolare: Le città invisibili di Calvino, che ha rappresentato in questi anni, un costante e poliedrico riferimento: poetico e visivo. L’affermazione: “La crisi della città … è l’altra faccia della crisi della natura” ha rappresentato l’origine per un’indagine sulla complessa relazione tra due istanze, troppo spesso, violentemente contrapposte: biologico ed artificiale. Sono trascorsi più di trent’anni da quando l’autore introduceva il concetto di «megalopoli» come modello urbanistico del futuro. Nella nostra contemporaneità, le megalopoli si sono affermate come modelli imprescindibili, in grado di plasmare le nostre identità e trasformarci da cittadini locali in cittadini planetari. Come il Marco Polo del romanzo, abbiamo intrapreso un percorso di rigorosa ricerca, nell’intento di riconoscere all’interno delle nostre identità planetarie aspetti fragilmente umani che si tessono sui fili ostinati della memoria; del linguaggio corporeo come luogo mediatore di incontro e scambio; di desideri e ricordi che prendono forma, ritmo e suono. In questa proficua e costante esplorazione teatrale di numerosi e differenti ambiti artistico – culturali, siamo giunti all’ideazione de La Città Globale. Nella nostra analisi della presente dimensione urbana, abbiamo cercato di mantenere attiva la relazione tra locale e planetario, misurandoci con i paesaggi residuali delle megalopoli in cui siamo entrati in contatto. Abbiamo cercato di integrare nella nostra ricerca un senso di inquietudine e di perdita, che ci ha reso al contempo abitanti e visitatori del contesto culturale in cui ci siamo trovati ad agire. Per comprendere la nostra visione pensiamo sia utile infine citare Gilles Clément: “Lo spostamento degli animali a un viaggio, quello dei vegetali a un vagabondaggio. Lo spostamento degli esseri umani corrisponde all’irrequietezza.” Ne deriva una terna costituita da «viaggio – vagabondaggio – irrequietezza», che ha condotto all’ideazione di questo progetto.

Le metropoli contengono «discariche di rifiuti umani», ma anche le «palestre» in cui è possibile sperimentare forme nuove di incontro e convivialità. Zygmunt Bauman

Abbiamo avuto modo di vivere e lavorare in alcune tra le più grandi città del pianeta e di comprenderne il ruolo trainante nel territorio di appartenenza ma anche in villaggi remoti dell’Asia e dell’America Latina. Dalle megalopoli sono emersi tratti comuni, uniformanti e globalizzanti, così evidenti e ricorrenti da creare in noi un forte senso di spaesamento. Luoghi in cui l’identità di un intero paese si perdeva ma allo stesso tempo si ripresentava attraverso una miriade di elementi distintivi legati ai fenomeni di ritorno culturale e di sopravvivenza delle tradizioni. Il nostro progetto contiene entrambi questi aspetti da cui si genera il “dramma” creato dal rapporto tra innovazione e resistenza culturale, creazione di opportunità e competizione, desiderio di affermazione e spersonalizzazione, organicità dell’essere umano e inorganicità dei ritmi della città. Abbiamo cercato di cogliere l’anima dei luoghi in cui siamo stati per mostrare quello che c’è oltre la facciata delle megalopoli alla ricerca forse di una nuova spiritualità, che non coincide con nessun afflato religioso ma che permane in alcune culture nonostante la sovrapposizione di altre culture egemoni . Pian piano si è creata nella nostra mente una mappa frammentata che ha generato la nostra città globale, che non è reale, ma in cui possiamo rintracciare un dettaglio preciso di un luogo che esiste nella nostra memoria: dalle strade di Teheran, alla metropolitana di Città del Messico, dai palazzi decadenti e fatiscenti di Calcutta agli edifici ultra moderni di Seul. Spesso nel cuore della notte ci siamo svegliati gridando: che ore sono? Dove siamo? Dove siamo?

TAPPE

I° TAPPA
Residenza artistica presso Au Brana – Residential centre for performance research – Francia

La prima tappa di investigazione e creazione è stata svolta in Francia presso il Centro di ricerca di Pauilhac, nell’ambito del Programma AU BRANA Creative Development Residency. La compagnia ha diretto il lavoro dal 24 luglio al 3 agosto 2017 aprendo il progetto a performers provenienti da Italia e Corea, per condividere il training e il processo di creazione e selezionare il cast per la produzione dello spettacolo. Parte fondamentale del lavoro è stata la scrittura drammaturgica in più lingue da parte di Nicola Pianzola e l’elaborazione scenografica condotta da Luana Filippi. Al termine del progetto è stato presentato un primissimo studio, diretto da Anna Dora Dorno e frutto del processo individuale di Nicola Pianzola, attorno ai ricordi di viaggio dello stesso, nelle megalopoli del mondo in cui la compagnia ha lavorato.

II° TAPPA
Residenza artistica e produttiva presso Re.Te. Ospitale della Compagnia teatrale Petra – Italia.

Dal 17 al 31 agosto 2017 la compagnia è stata ospitata nel progetto Re.Te. Ospitale, nel Teatro Anzani di Satriano di Luacania (PZ), dopo essere stata selezionata attraverso un bando pubblico al quale hanno partecipato un centinaio di realtà del territorio nazionale.
Il fine di questa residenza è stato quello di sviluppare un legame con la comunità locale ed in particolare con i suoi riti e la sua storia, tanto da portare interessanti connessioni e sviluppi all’interno del lavoro di creazione dello spettacolo. In particolare è stata sviluppata la relazione tra maschere tradizionali e “maschere” contemporanee che hanno portato alla definizione di personaggi –idolo, divinità urbane, rappresentati da Nicola Pianzola. Durante questa tappa sono state sviluppate le scenografie video-virtuali ideate da Anna Dora Dorno e Nicola Pianzola, con la collaborazione al montaggio video di Salvatore Laurenzana. All’interno della residenza è stato sviluppato anche il lavoro di scrittura drammaturgica, grazie alla collaborazione del giornalista Giacomo D’Alelio.